Le periferie...al centroData di pubblicazione:
27.02.2004 09:00
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| Il nostro contributo alla prima serata del ciclo di seminari sulle periferie. |
| Il 26 febbraio si è svolto il primo dei tre incontri del ciclo di seminari "le periferie...al centro, trasformazioni sociali, qualità e vita urbana". Il tema dell'incontro era "città globale e comunità locale, il futuro delle aree urbane".
Più sotto il nostro contributo. ______________________________________________________________________ La città di luoghi Marco Guerzoni (…..Lettura di "Pentesilea" da "Le città invisibili" di Calvino……) La lettura di Pentesilea, "città continua" di Calvino, mi dà la possibilità di affrontare il tema proposto in questa serata, dalla parte non tanto della città (le periferie sono l'esito di un processo relativo alla città in quanto tale) ma piuttosto dalla parte, per così dire, del territorio. Mi pare di poter dire, e ne abbiamo discusso a lungo in questi ultimi tempi con altri amici e colleghi (e la letteratura è abbondante in materia), che sia indubbio ed evidente il processo di trasformazione che il territorio contiguo e fortemente relazionato alle città, che qualcuno chiama regione metropolitana, ha subìto negli ultimi anni del secolo appena trascorso. Una modificazione fisica innanzi tutto: il territorio metropolitano è più costruito, più infrastrutturato di ieri. I paesini si sono espansi. Le frazioni ospitano nuovi edifici residenziali. I casolari agricoli vengono progressivamente riconvertiti in edifici esclusivamente residenziali. I luoghi completamente naturali sono sostanzialmente scomparsi o ridotti a pochi frammenti relittuali. Guardando a Bologna, alla sua pianura, è sufficiente ripercorrere - anche solo di anno in anno - la via Emilia, o la Persicetana, o la Galliera, per toccare con mano la trasformazione del paesaggio a cui mi riferisco. Si tratta anche di una cambiamento sociale: è noto che la Città di Bologna sta espellendo residenti da ormai 3 decenni, a favore del territorio circostante, verso i comuni di cintura in una prima fase, e oggi questa "migrazione" procede anche nei municipi più lontani e nelle località più disperse e piccole del tessuto agricolo. La gente insomma, un po' per libera decisione e un po' per le imposizioni di una città sempre più inquinata, caotica e costosa, sta progressivamente lasciando Bologna per abitare il territorio vasto. Se ne vanno i ceti "medi", che ripopolano le campagna e i comuni della provincia, e rimangono i ceti "bassi" e quelli "alti", che per opposte ragioni possono permettersi la vita nella città. Lo stesso, o quasi, vale per le attività produttive in senso lato: rimangono quelle a più alto profitto e se ne vanno quelle a più alto impiego di lavoro; rimangono o arrivano le boutiques e se ne vanno le botteghe, che tuttavia non si ricollocano nel territorio metropolitano, ma semplicemente spariscono, perché nel territorio metropolitano nascono i centri commerciali, gli shopping center, o i più recenti outlet. Sembra quindi che si possa ragionare in termini di una relativamente nuova dicotomia: se nel dibattito "storico" sulle città i termini a confronto erano centro e periferia (o città e campagna), oggi i termini a confronto sembrano essere città consolidata (o città centrale) e regione metropolitana, cioè quell'intorno di relazioni, di vita e di produzione, piuttosto difficile da confinare con precisione, ma che nei fatti esiste, e che soprattutto viene oggi adoperato in maniera complessa, con relazioni pluridirezionali, in maniera erratica e non più sistematica. In altre parole un territorio che ha diverse funzioni collocate non solo nella città di Bologna per esempio, ma anche in molti altri luoghi della provincia, e che perciò viene percorso e vissuto in modo intenso e in diverse direzioni, per consumare e produrre, per dormire o svagarsi. Vengo così all'oggetto della mio intervento. E' possibile che il territorio metropolitano che ho sommariamente richiamato costituisca - o rischi in futuro di costituire - una nuova forma di periferia? Possiamo cioè dire che le nuove forme dell'abitare metropolitano possano oggi o domani soffrire degli stessi mali di cui soffrono le periferie classicamente intese? E, in caso affermativo, esistono indirizzi per limitare, circoscrivere, questi fenomeni? Intanto bisogna subito dire che esiste una differenza sostanziale tra quelle che usualmente chiamiamo periferie e il territorio metropolitano. Le prime sono, in qualche modo, l'esito concreto di un certo tipo di governo, di una certa urbanistica, di certe decisioni amministrative. Il territorio metropolitano, nei contorni che prima ho richiamato, sembra invece l'esito, per certi versi, di un processo più spontaneo, meno governato, meno deciso. Le decisioni ci sono state certo, perché ciascun comune della pianura bolognese ad esempio, ha deciso come e dove costruire, secondo le sue convenienze, le case, le fabbriche, le scuole, ma nessuno ha mai deciso per l'insieme dei comuni; intendo dire che se c'è stata una razionalità nella costruzione delle singole parti, dei singoli comuni, la composizione, la somma di queste singole "parti del tutto", non sembra dare un disegno complessivamente razionale: questo "spazio vuoto della decisione" sembra essere il luogo della spontanea formazione del territorio metropolitano. Perciò bisogna riconoscere la diversità "genetica" di questi due differenti "mondi". Ci sono ulteriormente 4 elementi, 4 temi, che possono aiutare a comprendere i fenomeni di cui parlo, le similitudini e le differenze. 1. L'accessibilità 2. La qualità 3. L'identità 4. I costi L'accessibilità La periferia è il luogo per definizione "poco accessibile", o meglio il cui accesso è più faticoso, perchè magari arrivano pochi autobus, perché il percorso a piedi per arrivare "in centro" o al lavoro, o a scuola, è troppo lungo e quello in bicicletta troppo accidentato. Perché l'automobile, in questo caso, è poco adatta se nel "centro" non puoi parcheggiare liberamente, o durante il tragitto il traffico snervante induce a continui ritardi. Il territorio metropolitano, al contrario, è la "patria" dell'automobile. Tutti gli spostamenti, o la maggior parte, si svolgono con la macchina. Perché il trasporto pubblico non può arrivare ovunque e perché le necessità del "cittadino metropolitano" implicano spostamenti frammentati, a volte imprevedibili. La periferia poi è il luogo in cui non si hanno i servizi sotto casa, per cui bisogna spostarsi per andare a far la spesa, o dal medico, o per andare a scuola. Più questi spostamenti sono complessi e lunghi, più siamo "perifierici". La stessa condizione, anche se a scala diversa, si osserva nel territorio metropolitano, ma ancora una volta gli spostamenti necessari avvengono generalmente con l'automobile e per percorsi più lunghi. L'identità. La periferia è un luogo, passatemi il termine semplicistico, senza storia o con "poca storia". Sono luoghi di relazioni labili, di un vicinato che fatica ad essere amichevole. In cui la "produzione sociale" è complicata, poco agevole. Ci sono a Bologna (ma anche in altre città) esempi di "periferie consolidate", "periferie storiche", la cui identità è riconoscibile: ma quelle sono diventate, per così dire, nuova città (non sono più periferie), in ragione di una buona progettazione, di buona dotazione di servizi, cioè di "buone decisioni pubbliche". Il territorio metropolitanao è formato da luoghi con importante identità. Le frazioni rurali, i capoluoghi e i nuclei dei comuni sono, nella stragrande maggioranza dei casi - almeno qui a Bologna - luoghi con una storia importante, riconoscibili, identitari. Ma il territorio metropolitano è anche "colonizzato", passatemi il termine, da "nuovi luoghi" e da "non luoghi" (nuove zone residenziali isolate nella campagna; isole commerciali; cittadelle sportive; grandi complessi cinematografici multisala ecc). Non voglio dilungarmi su questi fatti ma solo dire che il territorio metropolitano oggi è eterogeneo, fortemente eterogeneo, al punto che spesso le funzioni insediate nelle sue diverse parti tendono a confliggere le une con le altre, a generare cioè "zone critiche". La qualità Qui dico veramente poche cose e banali, per questioni di tempo. Le periferie sono spesso prive di qualità formale ed estetica. Poche periferie si possono dire "belle". Sono poco curate, progettate "in economia", poco manutenute. Il paesaggio urbano spesso è per nulla affascinante. Il territorio metropolitano, e qui mi riferisco specificamente a Bologna, grazie alla sua storia e alle sue diversità è ricco di "paesaggio" e in qualche modo anche di "bellezza"; ma tuttavia, per i fatti che ricordavo poco fa, la metropolizzazione di questo territorio tende a far scomparire progressivamente questi connotati. C'è una tendenza continua a compromettere il tessuto agricolo e quello storico testimoniale; a corrompere, passatemi il termine, "l'identità dei luoghi". I costi Ultima questione, molto brevemente. I costi legati a differenti "modi di abitare". Si può dire che esiste una discriminante economica che divide le periferie dal territorio metropolitano: i costi che la collettività sopporta, direttamente o indirettamente, per conseguenza dei due diversi "modi di abitare". Dicevo prima che il territorio metropolitano è la "patria" dell'automobile. Questo vuole dire che nel territorio metropolitano si consuma proporzionalmente più energia che nella città "compatta": più carburante per gli spostamenti, e quindi si produce più inquinamento. Ma gli spostamenti massicci danno origine anche ad altri costi: per esempio l'incidentalità stradale, che sappiamo essere una piaga di dimensioni rilevanti. Certo, anche nella città consolidata e nelle sue periferie, si consuma parecchia energia per gli spostamenti, perché comunque l'auto è adoperata; e pure anche gli incidenti stradali avvengo. Me esiste una differenza: che nella città "compatta" i sistemi di trasporto pubblico - cioè i servizi in grado di porre rimedio al problema dell'inquinamento e dell'incidentalità - sono competitivi con il trasporto privato, cioè con le automobili: lungo un chilometro di periferia cittadina si intercettano molti più utenti potenziali che in un chilometro di territorio metropolitano, e di conseguenza i costi unitari del trasporto pubblico sono assai minori in città; e ciò permette di costruire sistemi e politiche per la mobilità più capillari ed efficienti, quindi più competitivi. Il territorio metropolitano se procederà nella sua costruzione "spontanea", al contrario, non consente e non consentirà queste efficienze. Conclusione Concludo, cercando di rispondere alla mia domanda d'apertura (i territorio metropolitani sono o rischiano di diventare nuove periferie?). Io credo che oggi, i territori metropolitani non siano ancora "periferie", ma la tendenza a diventare "periferie" esiste, è concreta e reale. Il territorio metropolitano rischia di diventare nuova periferia se non si governano i processi spontanei. Attenzione, non voglio dire che bisogna impedire i processi spontanei, bisogna governarli, cioè serve più capacità di governo e più governo pubblico specialmente in relazione ai 4 temi richiamati: cioè governare l'accessibilità e la mobilità, trovando le convenienze e i modelli insediativi metropolitani idonei a rendere competitivo il trasporto pubblico; è necessario progettare e pianificare per aumentare e non ridurre l'identità e la qualità dei luoghi. E' infine necessario ripensare, riformare, il sistema della fiscalità locale, per trovare nuovi equilibri e sistemi compensativi, tra costi e benefici delle diverse funzioni di questi territori metropolitani. Certamente è poi fondamentale ridare qualità "al centro", alla città compatta, per vivere meglio anche nel territorio metropolitano. Insomma, e chiudo veramente, mi pare che progettare il futuro delle nostre aree urbane significhi, per usare uno slogan, pensare ad un sistema relazionale e interdipendente di più luoghi: una città di città. |