Programma Integrato area "Due Madonne"Data di pubblicazione:
05.02.2002 13:53
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| L’INTERVENTO DI VIA DUE MADONNE
L’area di intervento: L’ambito oggetto di studio è localizzato nel Quartiere San Vitale, tra le vie Due Madonne, via Rivani, la tangenziale e la ferrovia Bologna-Ancona. Si tratta di un’area di circa 4 ettari, stretta tra la Tangenziale e la ferrovia per Rimini, fino a ieri parzialmente destinata alla coltivazione. Le previsioni urbanistiche: La ‘storia’ urbanistica dell’area in oggetto ha inizio con l’adozione del Piano Regolatore vigente. In quegli anni si pensava che il nuovo piano dovesse connettere tra loro, con interventi edilizi di “ricucitura”, i quartieri periferici sorti in precedenza come pezzi di città di buona qualità al loro interno ma scarsamente collegati fra loro. Nella zona di levante (est) della città c’è a sud della Tangenziale il quartiere Fossolo, popoloso e ricco di verde, a nord della Tangenziale c’è invece l’insediamento residenziale di Via Martelli; sono collegati dalla lunga Via Due Madonne, ma in realtà sono separati dalla doppia barriera costituita dalla Tangenziale e dalla ferrovia per Rimini. I progettisti del Piano propongono di utilizzare alcune aree libere per avvicinare i due quartieri creando percorsi di collegamento porticati con punti di interesse intermedi e attrezzature sociali. Entra così in ballo l’area di via due Madonne, che si trova appunto a metà strada di questo ipotetico collegamento. Con l’adozione del PRG (1985) l’area viene quindi inserita nella Zona Integrata del Fossolo, per realizzare edifici per servizi e per attività produttive da dislocare lungo un percorso porticato di collegamento; gli viene assegnata un’edificabilità di 3.000 mq. per ettaro. Facendosi forti di autorevoli pareri di professori universitari e di uno studio del CRESME del 1987 secondo il quale il futuro delle città sarà fatto di “edifici intelligenti”, cablati e attrezzati per ospitare grandi concentrazioni di attività terziarie e telematiche, i proprietari dell’area fanno osservazione al PRG e propongono al Comune di costruirci un “Word Trade Center”. A nulla valgono le obiezioni di chi fa notare che il distretto del terziario avanzato bolognese è previsto nella zona nord della città dove si deve sviluppare l’Università e sorgerà la nuova sede del CNR, e che nel PRG adottato sono già state previste grandi quantità di edificazione per attività terziarie (quantità che si riveleranno negli anni successivi assolutamente eccessive e senza mercato, tanto che a distanza di 15 anni ne è stata realizzata una minima parte). “In eccezionale considerazione dei contenuti” la proposta viene accolta, l’area viene slegata dalla Zona Integrata del Fossolo, e l’edificazione viene aumentata da 3.000 a 7.000 mq. per ettaro. La Due Madonne s.r.l., proprietaria dell’area, invia un esposto alla Regione, che deve ancora approvare in via definitiva il PRG, chiedendo di aumentare ancora l’edificabilità a 9.000 mq. per ettaro, ma soprattutto di poterci costruire anche altre cose, per esempio un po’ di abitazioni... Nel 1989, approvando il PRG, la Regione non accoglie l’esposto, richiamando che la precedente osservazione era stata accolta solo per “il carattere del tutto peculiare” dell’insediamento previsto. Il PRG ’85, quindi, individua l’area come Zona Urbana Speciale R3 da assoggettare a intervento urbanistico preventivo (Piano Particolareggiato), disciplinato da una specifica scheda normativa delle Norme Tecniche di Attuazione (R3.23) che prevede nell’area la realizzazione di un Centro Direzionale Telematico (World Trade Center) dotato di servizi informatici telematici e servizi esecutivi centralizzati, con una capacità edificatoria derivante dall’applicazione di un indice di utilizzazione territoriale pari a 0,70 mq/mq ad una superficie territoriale di 44.000 mq. L’assetto urbanistico delineato dal PRG prefigura quindi per la fascia interposta tra la tangenziale e la ferrovia un ruolo primario di riequilibrio ambientale, a protezione del sistema insediativo urbano (fascia boscata); solo in alcuni casi (come per il comparto in oggetto) è prevista la localizzazione di funzioni terziarie-direzionali, in considerazione della loro minore sensibilità rispetto alla criticità ambientale del contesto. La particolare caratterizzazione della zona, in termini di destinazione d’uso, viene recepita anche dal Piano Territoriale Infraregionale della Provincia di Bologna, che le riconosce una vocazione per funzioni complesse, in particolare per usi direzionali, commerciali e di servizio. Passano gli anni. La domanda di uffici è molto più modesta del previsto e nessun investitore pensa di realizzare delle torri per uffici alle Due Madonne. Quando nel 1997 il Comune vara il bando per la presentazione di proposte di “Programmi Integrati aventi l’obiettivo del recupero e della riqualificazione urbana” (Odg. 70), i proprietari si fanno avanti e propongono un “cambio di destinazione d’uso” per costruire delle abitazioni anziché il WTC. Lo strumento oggetto della successiva analisi è quindi il Programma Integrato di intervento relativo al Comparto R3.23 di via Due Madonne avente i caratteri di Piano Particolareggiato e comportante variante al vigente PRG. Il Programma Integrato in oggetto prevede il cambio di destinazione d’uso dell’area compresa tra via due Madonne e via Rivani (destinata a World Trade Center) per la realizzazione di edilizia residenziale e uffici e di un’ulteriore area posta all’incrocio tra le vie Rivani e Martelli per la realizzazione di una palestra-centro sociale. La Variante prevede il riconoscimento in un unico comparto R3.23* delle due aree di intervento e la sostituzione della scheda normativa di riferimento. Gli usi previsti sono quindi: residenza (U1), attrezzature per lo sport (U9), attrezzature di interesse comune (U13), pubblici esercizi (U21), usi vari di tipo diffusivo (U22) e artigianato di servizio (U23). La capacità edificatoria prevista è pari ad una superficie utile di 23.234 mq, di cui 1.161 mq di usi pubblici (U9, U13) da realizzarsi nell’area, integralmente destinata a standard, di via Martelli/Rivani. Il progetto attuativo: (adottato dal Comune il 7 aprile del 1999 e approvato definitivamente il 10 luglio 2000) Il progetto di Piano Particolareggiato prevede per il comparto di via Due Madonne la realizzazione di un agglomerato edilizio composto da sette edifici residenziali (altezza massima 18 metri), un fabbricato per attività terziarie, un’area a verde lungo la tangenziale (fascia boscata), nonché la realizzazione di una palestra-centro sociale nella vicina area posta all’incrocio tra le vie Rivani e Martelli. Nel comparto di via Due Madonne, poiché il problema maggiore è legato al rumore prodotto dalla tangenziale, il progetto individua verso nord un edificio continuo, il più possibile chiuso, che costituisce una barriera nei confronti degli altri edifici residenziali, disposti a formare delle corti aperte destinate a giardino. L’intervento ha anche finalità sociali: infatti la convenzione prevede che una quota (circa il 10%) degli alloggi realizzati sia di proprietà pubblica destinata all’affitto a canone convenzionato. Dove sarà collocata la quota di edilizia sociale? Risposta: nell’edificio vicino alla Tangenziale. Verso Est, sulla via Due Madonne, è collocato il fabbricato a destinazione terziaria, che conclude l’intervento limitando lo spazio della piazza, sulla quale si affacciano le funzioni commerciali. In tema di accessibilità e di percorsi, la scelta di progetto è quella di mantenere il traffico veicolare all’esterno del complesso, in modo da non avere interferenze tra la viabilità meccanica e quella pedonale. L’accesso all’area è previsto da via Due Madonne e da via Rivani, tramite due rotonde compatte aventi la funzione di limitare la velocità dei veicoli e di disincentivare l’attraversamento dell’area da parte dei non residenti. Il progetto tiene conto anche di un progetto delle FF.SS. che, per l’eliminazione del passaggio a livello e la sua sostituzione con un sottopasso della linea ferroviaria, prevede la realizzazione di una variante alla via Due Madonne che corre parallela alla strada esistente concludendosi in una grande rotonda che interessa parte del comparto. Le quantità: Superficie territoriale del comparto (St) = 49.605 mq (di cui 3.535 mq in via Martelli) Indice di utilizzazione territoriale per il comparto Due Madonne (Ut) = 0,479 mq/mq Indice di utilizzazione territoriale per la zona di via Martelli (Ut) = 0,328 mq/mq Superficie utile complessiva (Su) = 23.234 mq, di cui: Superficie utile per residenza (U1) = 17.780 mq (numero alloggi = 248) (di cui circa il 10% è destinato all’affitto e circa il 5% è di proprietà comunale) Superficie utile per commerciale, terziario, artigianato (U20, U21, U22, U23) = 4.293 mq Superficie utile per palestra e centro sociale (U9, U13) = 1.161 mq Gli standard: Superficie totale destinata a standard = 20.824 mq Superficie destinata a verde pubblico (V1) = 14.151 mq (di cui 13.868 mq collocati in via Due Madonne, < 16.230 mq richiesti da scheda normativa di PRG) Superficie destinata parcheggi pubblici (P1) = 3.601 mq (di cui 3.421 mq collocati in via Due Madonne, < 3.484 mq richiesti da scheda normativa di PRG) Superficie destinata palestra-centro sociale = 3.071 mq Le problematiche ambientali e infrastrutturali La valutazione di sostenibilità ambientale preventiva prevista dall’OdG 70, condotta con il metodo dell’analisi multi criteri, è stata suddivisa in due setacci: il primo riguarda i vincoli ambientali ed urbanistici, il secondo la sostenibilità ambientale, urbanistica e di mobilità. Il primo setaccio non ha rilevato vincoli nell’area in esame, oltre a quello di rispetto stradale. Per quanto riguarda la valutazione effettuata attraverso il secondo setaccio, questa ha invece evidenziato per la componente rumore una forte incompatibilità: praticamente il 100% dell’area risulta ai limiti del DPCM’91, cioè supera i 65 dB(A) per il periodo diurno e 55 dB(A) per il periodo notturno. Il risultato ottenuto tiene conto sia del traffico veicolare che di quello ferroviario, senza però sommarne energeticamente i contributi, ma semplicemente considerando la percentuale di superficie dell’area oggetto di intervento che si trova oltre i limiti della IV classe per ciascun tipo di sorgente. L’area si affaccia infatti su via Due Madonne (strada tipo E), con flusso orario compreso tra 1000 e 1500 veicoli/ora, e si trova inoltre in prossimità della tangenziale. In base agli abachi dello studio svolto dallo Schema Direttore pubblicati nel “Rapporto sulle condizioni di sostenibilità delle previsioni urbanistiche dell’area vasta bolognese”, che definiscono le fasce di ambientazione acustica in relazione alla tipologia di strada e di veicoli circolanti (numero e tipologia), risulterebbe necessario rispettare una distanza di 45 m da via Due Madonne e di 85 m dalla Tangenziale, affinché il rumore si abbatta fino ai limiti della normativa, considerando il campo libero. L’area è inoltre situata in prossimità della linea ferroviaria Bologna – Rimini; risulterebbe pertanto necessario rispettare una fascia di ambientazione acustica di 80-90 metri per garantire il rispetto dei limiti di legge riferiti al periodo notturno senza interventi di mitigazione. Per quanto riguarda il clima acustico, il progetto di piano Particolareggiato affronta le analisi di tali criticità, evidenziando la necessità di prevedere imponenti opere di mitigazione, in grado di assicurare il rispetto dei limiti previsti per la IV classe del D.P.C.M. del 01/03/91. Si tratta in particolare di barriere acustiche di notevoli dimensioni previste sia sul fronte della tangenziale che sul fronte della ferrovia le quali, in base alle perizie acustiche prodotte, sembrano assicurare per gran parte dei nuovi edifici livelli di impatto sonoro compatibili con la IV classe (65-55 dBa), che ricordiamo si riferisce alle aree ad intensa attività umana (le aree residenziali sono normalmente classificate in III classe). Per poter approvare il progetto in barba alla legge sull’inquinamento acustico occorre quindi un ulteriore espediente: mentre la destinazione dell’area viene cambiata da uffici a residenza, la cosiddetta “classificazione acustica” dell’area non viene cambiata: resta cosi ammesso un rumore di 65 decibel, come per i grandi palazzi per uffici. Quando il progetto viene inviato alla Provincia per il suo parere, questa rileva la grave situazione ambientale e il fatto che pur con le “imponenti opere di mitigazione” previste sia sul fronte della Tangenziale che su quello della ferrovia, si riuscirà a malapena a rispettare la soglia dei 65 decibel; chiede inoltre al Comune come mai non venga modificata la classificazione acustica dell’area. Alle obiezioni della Provincia il Comune risponde che la classificazione acustica non va cambiata proprio perché l’area si trova “in prossimità di strade di grande comunicazione e di linee ferroviarie”: come dire: è impossibile, in quelle condizioni, ottenere un clima acustico adatto per le zone prevalentemente residenziali. Ma allora perché farci delle case? In merito alle altre componenti ambientali la valutazione preliminare preventiva ha evidenziato elementi di criticità legati alla vulnerabilità idrogeologica intrinseca, che si identifica con la permeabilità dell’area incrociata con il tipo di corpi acquiferi sottostanti, in quanto il consumo di aree non edificate sottrae in ogni modo al sistema idrogeologico possibili contributi di ricarica dell’acquifero. Dal punto di vista della mobilità la valutazione preliminare di sostenibilità dell’area non ha individuato particolari criticità, ad esclusione della problematica degli accessi all’area, in quanto è prevista la soppressione del passaggio a livello con la conseguente realizzazione di una rotonda all’imbocco dell’attuale sottopasso sulla Tangenziale, opera che rappresenta un ulteriore ostacolo all’accessibilità del comparto, già difficile a causa della collocazione dell’area al centro di una serie di importanti infrastrutture che la isolano dal contesto circostante. Alcune valutazioni La prima considerazione che emerge con forza è che, in considerazione del contesto in cui si colloca, l’area oggetto dell’intervento è sicuramente priva di una reale vocazione all’uso residenziale: la connessione dell’area con il contesto circostante è infatti precluso dalla presenza di importanti infrastrutture quali la ferrovia nazionale Bologna-Rimini, la tangenziale e la via due Madonne, che sono anche considerevoli fattori di criticità ambientale; inoltre l’intervento proposto si colloca in un quadrante urbano in cui la funzione residenziale è palesemente residuale rispetto ad altri usi, configurando, in questo modo, la costituzione di un insediamento residenziale che presenta caratteri di segregazione e di forte penalizzazione sul fronte della qualità del vivere urbano. Allo stesso modo, l’intervento proposto sembra aggravare la percezione di frammentazione che si avverte percorrendo via Martelli e via Due Madonne, riproponendo un’isola priva di servizi rinchiusa in se stessa, che ricorda altre situazioni di recente realizzazione presenti nel quartiere; immediato è il riferimento agli edifici costruiti tra via Mattei e via Martelli, isolati anch’essi dal contesto, dove la qualità della fruizione urbana appare fortemente condizionata dall’assenza di servizi legati alla residenza. Analogamente le abitazioni esistenti che si affacciano sulla via Due Madonne e che fronteggiano l’area oggetto di intervento sul lato sud-est, risultano chiaramente mortificate e relegate in un angusto ambito, sicuramente penalizzate dal progetto di viabilità proposto. Probabilmente la connessione del nuovo insediamento con questi ambiti preesistenti, tramite la creazione di servizi comuni, ed uno studio più articolato e senz’altro più complesso della viabilità, avrebbe portato ad un’organizzazione degli spazi riqualificante sia l’intervento nuovo che quelli limitrofi già realizzati. L’intervento si basa su un’articolazione dell’area, con strade interne e giardini ed edifici distribuiti a scacchiera, di cui il più alto fronteggia la tangenziale, così da formare una barriera alla vista ed al frastuono, con l’intento di creare tranquillità e vivibilità caseggiati interni all’area. Soluzione quanto meno discutibile, che poteva essere evitata per esempio cambiando l’orientamento di tutti gli edifici, cosa che avrebbe comportato anche una migliore esposizione delle altre abitazioni. Appare significativa e per certi versi emblematica, la scelta operata dai soggetti attuatori dell’intervento di localizzare gli alloggi destinati all’affitto e alla proprietà comunale, nella porzione più orientale del lungo edificio in linea prospiciente l’asse tangenziale e autostradale: la collocazione di tali alloggi risulta quindi all’esatto vertice nord orientale del comparto, all’intersezione degli assi stradali della Tangenziale e di via Due Madonne che sono le principali sorgenti di inquinamento acustico ed atmosferico poste nell’area, insieme alla linea ferroviaria Bologna-Ancona. L’osservazione che scaturisce è dunque che gli alloggi destinati ad una fruizione abitativa più marcatamente sociale e che non sono generatori di rendita economica per i soggetti attuatori, sono – forse casualmente ma comunque curiosamente - nella posizione più svantaggiata e sacrificata dell’intero insediamento delle Due Madonne. Pazienza se gli abitanti non potranno mai aprire le finestre, tanto sono quelli in affitto, se non gli va bene potranno anche andarsene. Stando ai contenuti del bando per la presentazione di proposte di “Programmi Integrati aventi l’obiettivo del recupero e della riqualificazione urbana”, le proposte dovrebbero riguardare “prioritariamente” aree “in situazione di degrado urbanistico, ambientale, economico e sociale”. Quale sia il degrado che si propone di “recuperare” costruendo lì delle case non è ben chiaro. L’area era fino a ieri un campo arato, probabilmente la destinazione meno inopportuna viste le condizioni. Semmai è facile prevedere che una situazione di degrado ambientale si formerà proprio costruendo delle abitazioni a due passi dai gas di scarico di un’autostrada a otto corsie! |