DUE MADONNE:CRONACA DI UN ERRORE ANNUNCIATO

Data di pubblicazione: 26.02.2002 16:36
Cronaca di un errore annunciato
Tutti coloro che percorrono la Tangenziale conoscono l’edificio di S. Donnino, quel lungo condominio di edilizia popolare degli anni cinquanta, che si vede sulla destra subito dopo l’uscita di S.Donato andando verso S.Lazzaro, allineato sulla scarpata a pochi metri dalla Tangenziale a sopportare pazientemente tutto il rumore e lo smog del traffico, probabilmente l’edificio più inquinato e più invivibile di Bologna. Che ci si può fare? L’edificio era lì da prima che si costruisse la Tangenziale, e quando questa fu terminata il traffico era enormemente minore di oggi e i problemi dell’inquinamento da traffico non erano all’ordine del giorno: a quei tempi lo smog delle città c’era già, ma era dovuto soprattutto agli impianti di riscaldamento a gasolio. Insomma altri tempi; con le leggi e l’attenzione di oggi cose del genere non potrebbero più succedere. O no?
Sta succedendo. Proseguendo lungo la Tangenziale, sempre verso S.Lazzaro, dopo le due uscite di S.Vitale, sempre sulla destra, si vede in questi giorni il cantiere di un nuovo edificio residenziale che sta sorgendo allineato accanto alla Tangenziale, anche se un po’ più distante di quello di S.Donnino.

Alla faccia della nuova legge sul rumore, alla faccia dell’inquinamento dell’aria, alla faccia del buon senso.

Il progetto è stato approvato solo nel 2000 e prevede di utilizzare un’area di circa 4 ettari stretta fra la Tangenziale e la ferrovia per Rimini per realizzare 248 alloggi in sette edifici, più un altro edificio per attività terziarie. Uno di questi, lungo e stretto, è posizionato a circa 80 metri dalla Tangenziale in modo da fare barriera acustica a ‘schermo’ degli altri edifici che così potranno godere di una buona protezione dal rumore del traffico.
L’intervento ha anche finalità sociali: infatti la convenzione prevede che una quota (circa il 10%) degli alloggi realizzati sia di proprietà pubblica destinata all’affitto a canone convenzionato. Dove sarà collocata la quota di edilizia sociale? Risposta: nell’edificio vicino alla Tangenziale: saranno le abitazioni dei meno abbienti a fare da schermo antirumore per le abitazioni più ricche.

Ma come si è arrivati ad approvare un progetto così assurdo? La storia parte da lontano ma merita di essere raccontata.
Comincia nel 1984, all’epoca del Sindaco Imbeni e dell’elaborazione del Piano Regolatore. In quegli anni si pensava che il nuovo Piano dovesse connettere tra loro, con interventi edilizi di “ricucitura”, i quartieri periferici sorti in precedenza come pezzi di città di buona qualità al loro interno ma scarsamente collegati fra loro. Nella zona di levante (est) della città c’è a sud della Tangenziale il quartiere Fossolo, popoloso e ricco di verde, a nord della Tangenziale c’è l’insediamento residenziale di Via Martelli; sono collegati dalla lunga Via Due Madonne, ma in realtà sono separati dalla doppia barriera costituita dalla Tangenziale e dalla ferrovia per Rimini. I progettisti del Piano propongono di utilizzare alcune aree libere per avvicinare i due quartieri creando percorsi di collegamento porticati con punti di interesse intermedi e attrezzature sociali. Entra così in ballo la nostra area, che si trova appunto a metà strada di questo ipotetico collegamento. Con l’adozione del PRG (1985) l’area viene inserita nella Zona Integrata del Fossolo, non certo per costruirci delle abitazioni, ma per realizzare edifici per servizi e per attività produttive da dislocare lungo un percorso porticato di collegamento; gli viene assegnata un’edificabilità di 3.000 mq. per ettaro.


Per i proprietari di un terreno agricolo stretto fra una ferrovia e un’autostrada è una buona valorizzazione, ma non si accontentano; forse si rendono conto che proporre di farci delle case sarebbe poco sostenibile, e allora hanno un’idea: brillante, modernista, al passo coi tempi.
Facendosi forti di autorevoli pareri di professori universitari e di uno studio del CRESME del 1987 secondo il quale il futuro delle città sarà fatto di “edifici intelligenti”, cablati e attrezzati per ospitare grandi concentrazioni di attività terziarie e telematiche, i proprietari fanno osservazione al PRG e propongono al Comune di costruirci nientemeno che un “Word Trade Center”: proprio così, come quello di NewYork, almeno nel nome.

A nulla valgono le obiezioni di chi fa notare che le Due Madonne non sono proprio Manhattan, che il distretto del terziario avanzato bolognese è semmai previsto nella zona nord della città dove si deve sviluppare l’Università e sorgerà la nuova sede del CNR, che nel PRG adottato sono già state previste grandi quantità di edificazione per attività terziarie (quantità che si riveleranno negli anni successivi assolutamente eccessive e senza mercato, tanto che a distanza di 15 anni ne è stata realizzata una minima parte). Come si fa a dire di no a “Bologna come NewYork”?.

“In eccezionale considerazione dei contenuti” la proposta viene accolta, l’area viene slegata dalla Zona Integrata del Fossolo, gli obiettivi di ricucitura delle periferie vengono dimenticati, l’edificazione viene aumentata da 3.000 a 7.000 mq. per ettaro (che vuol dire che si potranno costruire un paio di grattacieli, certo non alti come le “torri gemelle” ma pur sempre di almeno una trentina di piani…). La normativa speciale che viene introdotta nel PRG per quest’area, ispirata allo studio del CRESME, letta a distanza di anni fa quasi tenerezza:
“ Destinazione: Centro Direzionale Telematico (World Trade Center)- WTC, dotato dei seguenti servizi:
- Servizi informatici telematici: collegamento diretto con tutti i WTC del mondo (sic!), sale per video-conferenze, videotel, fac-simile (sic!), word processing, message switching.
- Servizi esecutivi centralizzati: centro segreteria-stenografia, centro telex, posta, centro fotoriproduzioni, centro stampa e rilegatura, centro interpreti e hostess.”

Intascato questo risultato, la Due Madonne s.r.l. proprietaria dell’area ci prova ancora, cominciando a mostrare intendimenti diversi: invia un esposto alla Regione, che deve ancora approvare in via definitiva il PRG, chiedendo di aumentare ancora l’edificabilità a 9.000 mq. per ettaro, ma soprattutto di poterci costruire anche altre cose, per esempio un po’ di abitazioni…….
Nel 1989, approvando il PRG la Regione risponde picche, richiamando che la precedente osservazione era stata accolta solo per “il carattere del tutto peculiare” dell’insediamento previsto.

Passano gli anni. La domanda di uffici è molto più modesta del previsto. Nessun investitore con la testa sulle spalle pensa di realizzare delle torri per uffici alle Due Madonne. Tanto più che oggi ciascuno può farsi il “word processing” o collegarsi al resto del mondo stando a casa propria o anche seduto su una panchina dei giardini pubblici, con un computer tascabile.

Quando nel 1997 il Comune vara il bando per la presentazione di proposte di “Programmi Integrati aventi l’obiettivo del recupero e della riqualificazione urbana”, i proprietari si fanno avanti e propongono un “cambio di destinazione d’uso” per costruire delle abitazioni anziché il WTC.
La proposta potrebbe essere subito rifiutata, se non altro perché farebbe cadere “il carattere del tutto peculiare” dell’insediamento, che aveva giustificato la scelta di 10 anni prima; invece viene presa in considerazione.
Stando al bando le proposte dovrebbero riguardare “prioritariamente” aree “in situazione di degrado urbanistico, ambientale, economico e sociale”. Quale sia il degrado che si propone di “recuperare” costruendo lì delle case non è ben chiaro. L’area è tuttora un campo arato, probabilmente la destinazione meno inopportuna viste le condizioni.

Semmai è facile prevedere che una situazione di degrado ambientale si formerà proprio costruendo delle abitazioni a due passi dai gas di scarico di un’autostrada a otto corsie. Infatti, nel redigere la “Valutazione di sostenibilità ambientale preventiva” della proposta, i tecnici del Comune mettono in evidenza una situazione di forte incompatibilità ambientale, in particolare dal punto di vista del rumore tenuto conto che nel frattempo è entrata in vigore la nuova legge contro l’inquinamento acustico: se si considera il rumore prodotto dalla Tangenziale e quello prodotto dalla ferrovia (anche separatamente, senza sommarne i contributi come sarebbe più corretto fare) risulta che in quasi tutta l’area si superano le soglie dei 65 decibel di giorno e 55 decibel di notte, ossia le soglie di rumore massime stabilite dalla legge per gli insediamenti “misti ad alta intensità umana” (per esempio un grande centro di uffici), mentre per le zone residenziali le soglie massime ammissibili sarebbero molto più basse: 55 decibel di giorno e 45 di notte.

Ma la legge sull’inquinamento acustico consente delle scappatoie; per attenuare il rumore vengono previste barriere alte più di 5 metri lungo la Tangenziale e anche lungo la ferrovia, ma non basta ancora: e allora che cosa di meglio che proporre al Comune un edificio-cavia che faccia da barriera per gli altri? Pazienza se gli abitanti non potranno mai aprire le finestre, tanto sono quelli in affitto, se non gli va bene potranno anche andarsene. Per poter approvare il progetto in barba alla legge sull’inquinamento acustico, oltre alle barriere occorre comunque un ulteriore trucchetto: mentre la destinazione dell’area viene cambiata da uffici a residenza, la cosiddetta “classificazione acustica” dell’area non viene cambiata: resta cosi ammesso un rumore di 65 decibel, come per i grandi palazzi per uffici!

Il programma integrato viene adottato dal Comune il 7 aprile del 1999 (ultimi mesi della giunta Vitali). L’AUSL, incredibilmente, si esprime con parere favorevole. Quando viene inviato alla Provincia per il suo parere, questa rileva la grave situazione ambientale e il fatto che pur con le “imponenti opere di mitigazione” previste sia sul fronte della Tangenziale che su quello della ferrovia, si riuscirà a malapena a rispettare la soglia dei 65 decibel; chiede inoltre al Comune come mai non venga modificata la classificazione acustica dell’area.

La nuova Giunta Guazzaloca, che nel frattempo si è insediata, potrebbe a questo punto azzerare tutto, invece approva definitivamente l’intervento il 10 luglio 2000. Alle obiezioni della Provincia il Comune risponde che la classificazione acustica non va cambiata proprio perché l’area si trova “in prossimità di strade di grande comunicazione e di linee ferroviarie”: come dire: è impossibile, in quelle condizioni, ottenere un clima acustico adatto per le zone prevalentemente residenziali. Ma allora perché farci delle case?

Guazzaloca ha sempre sostenuto che avrebbe portato avanti le cose “buone” della Giunta precedente; in questo caso ha fatto finta di non capire e ha firmato l’atto finale di quella che, dal punto di vista urbanistico, ambientale e sociale, risulta una vera e propria assurdità. Se poi si pensa che tutto ciò è stato spacciato per “riqualificazione urbana” cosa dovremo aspettarci dalle nuove proposte di riqualificazione che la Giunta sta attualmente predisponendo?


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