Dal Piano RegOlatore al Piano RegAlatoreData di pubblicazione:
30.05.2002 15:29
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| Il dossier della Compagnia dei Celestini sulle recenti trasformazioni urbane a Bologna. COMPLETAMENTE SCARICABILE!! |
| Nel mese di maggio 2002 siamo riusciti a pubblicare, con un autofinanziamento e un contributo della CGIL Emilia-Romagna, gli atti del Seminario di Monte Sole (svoltosi a novembre 2001).
Riportiamo di seguito solo l'introduzione al dossier che la Compagnia dei Celestini sta diffondendo in autonomia. Non abbiamo la possibilita' di spedirlo via posta, perche' i costi sono eccessivi, quindi per ottenerne una copia telefonate al numero 3383432129, oppure scriveteci a celestini@celestini.it: faremo di tutto per farvelo avere, anche se siete distanti da Bologna. LO POTETE COMUNQUE SCARICARE COMPLETAMENTE, IN FONDO A QUESTA PAGINA (e' suddiviso in 7 parti per agilità di scarico). ______________________________________________________________________ DIALOGHI URBANI A MONTE SOLE: ATTI DEL SEMINARIO Orfani in cerca di uno spazio pubblico per giocare la loro partita a calcio è “la Compagnia dei celestini” nel romanzo di Stefano Benni. Orfani di una città vivibile in cerca di uno spazio sociale per tornare a essere cittadini è “la Compagnia dei Celestini”, frutto dell’impegno e della sensibilità di un gruppo di persone e urbanisti che hanno deciso di giocare la loro partita sul campo pubblico. Orfani diversi, di mondi diversi, noi e i Celestini di Benni. Identici però nella convinzione che pensare e costruire una città migliore sia davvero possibile. Era il primo maggio del 2001 quando decidemmo di convocare la Compagnia dei Celestini. Eravamo mossi da un sentimento di affetto verso la nostra città, percepita sempre più sofferente, degradata, insalubre, inaccogliente; aggettivi che per Bologna risultavano nuovi rispetto ad una elevata qualità di vita che il territorio emiliano ha saputo storicamente offrire. Partivamo dalla convinzione che Bologna stesse attraversando un periodo amministrativo nel quale la rinuncia alla finalità pubblica nel governo della città corrispondesse all’aggravarsi dei problemi ambientali e sociali connessi alle dinamiche di trasformazione fisica del territorio metropolitano. Ci siamo chiesti cosa fare, quale contributo elaborare, in qualità di cittadini, affinché si recuperasse, nell’attività amministrativa, quello spirito di servizio verso l’interesse pubblico che da ormai troppi anni si è offuscato. E siccome molti di noi si occupavano di urbanistica e di territorio, pensammo di fare quello che meglio sapevamo fare, e cioè studiare i processi di trasformazione urbana per capire quali benefici e quali svantaggi essi hanno indotto nella vita quotidiana dei bolognesi. Non quindi una discussione “tecnica” di urbanistica, ma la riflessione su come si vive e su come si potrebbe vivere meglio. Partimmo infatti da un assunto e cioè che l’urbanistica sia una disciplina che tratta temi comuni alla vita di tutti i cittadini, e che quindi porta con sé una endogena responsabilità pubblica da cui attualmente troppo spesso si abdica. In passato l’urbanistica ha saputo rappresentare uno strumento di impegno civico per offrire maggiore equità sociale, maggiore qualità di vita per tutti e soprattutto per quelle fasce di popolazione più disagiate o deboli. Decidemmo che una delle caratteristiche dei Celestini dovesse essere quella della serietà delle argomentazioni a supporto delle valutazioni che andavamo a formulare. Fra l’estate e l’autunno del 2001 abbiamo quindi studiato per poter capire a fondo cosa è successo alla struttura urbana bolognese dal 1985 (anno di adozione del vigente piano regolatore) fino ad oggi. I gruppi di lavoro hanno approfondito alcuni temi urbani e hanno redatto 5 schede analitiche relative ad interventi urbanistici esemplificativi di più tipologie di strumenti attuativi: due schede (la scheda 4.1 - Stalingrado-Fiera, la scheda 4.2 – ex Panigal) trattano di piani particolareggiati già contenuti nel piano regolatore adottato nel 1985 e approvato nel 1989; la scheda 4.3 invece analizza i risultati del primo Programma di Riqualificazione Urbana bolognese e cioè la ex Manifattura Tabacchi; le ultime due schede (la 4.4 – via Due Madonne, la 4.5 – via delle Armi) invece trattano esempi di interventi anch’essi denominati di riqualificazione urbana e proposti attraverso le cosiddette pratiche di “urbanistica concertata” quali i programmi integrati e gli accordi di programma. Il 10 e l’11 novembre organizzammo quindi un seminario, al “Poggiolo” del Parco Storico di Monte Sole, in cui poter aprire un confronto fra i risultati delle analisi svolte, e del quale questa pubblicazione rappresenta gli atti seminariali. Il seminario ha visto una relazione introduttiva di Roberto Matulli (assessore all’urbanistica del Comune di Bologna nel 1985, anno di adozione del piano regolatore) che ha svolto una ricostruzione critica delle complesse vicende nazionali e locali che determinarono la sofferta approvazione del PRG nel 1989, con rilevanti e preoccupanti modifiche dei suoi contenuti rispetto alla versione adottata. Poi Rudi Fallaci, il quale ha ripercorso le vicende dell’attuazione del PRG di Bologna dal momento della sua definitiva approvazione nel 1989 agli anni a noi più vicini, trattando il delicato tema delle “ragioni di scambio”. Infine Maurizio Sani che ha illustrato i contenuti delle schede sui casi studio, esprimendo sintesi valutative sui concreti risultati urbani determinati dall’attuazione delle parti di città studiate. A margine di questi 3 interventi sono state illustrate altre 2 tematiche per offrire più elementi di valutazione: un intervento (posto all’inizio della mattinata del 10, a cura di Piero Cavalcoli) ha voluto inquadrare le dinamiche insediative che hanno prodotto poi quella dimensione metropolitana dell’area bolognese da cui non si può prescindere per una seria valutazione storica. Il secondo intervento (dal titolo “la fatica urbana” posto in coda agli altri interventi del 10, a cura di Giancarlo Mattioli) ha invece avuto l’ambizione di mostrare, con decine di immagini, l’uso e il rapporto dei cittadini con gli spazi pubblici quali strade, parchi, marciapiedi, parcheggi, strutture sociali, ecc. evidenziando soprattutto la difficoltà della vita quotidiana in presenza di veri e propri errori progettuali sia urbanistici che architettonici. Questi ultimi 2 interventi non sono stati riportati in questa pubblicazione per motivi editoriali, e cioè per lasciare più spazio ai temi più legati agli approfondimenti condotti dalla Compagnia dei Celestini. Nella seconda parte del seminario si è poi lasciato spazio all’appassionato dibattito, introdotto da due autorevoli “osservatori esterni” e cioè Vezio De Lucia (urbanista e assessore a Napoli ai tempi della Giunta Bassolino) e Francesco Indovina (docente alla Facoltà di Pianificazione dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia), i quali hanno contribuito ai lavori fornendo letture comparate rispetto a quanto avviene in altre parti d’Italia. Abbiamo quindi studiato, ma l’abbiamo fatto per valutare, per giudicare quanto di quegli interventi sia riuscito a offrire alla città maggiore qualità e maggiore vivibilità. Anticipiamo un giudizio che sarà poi argomentato dalle pagine seguenti: il livello di ipocrisia progettuale e politica che risalta dai nostri studi è a dir poco paradossale. Numerosissimi sono stati infatti gli interventi, passati sotto il pomposo nome di riqualificazione urbana, che, una volta realizzati, hanno dimostrato di aver riqualificato ben poco se non il valore immobiliare dei suoli su cui si è costruito. A questo addensamento edilizio non solo non è corrisposto un aumento di qualità rispetto all’esistente, ma anzi la densificazione ha banalizzato la stessa struttura urbana bolognese e spesso ha generato un diffuso aumento di degrado fisico e sociale. Vi è un altro elemento su cui invitiamo a riflettere: è ormai chiara la preoccupante continuità, sui temi qui trattati, dell’attuale amministrazione bolognese rispetto al governo passato; i processi urbani avviati negli ultimi anni contengono tutte le premesse perché nel futuro prossimo vengano amplificati errori già visti, a scapito della qualità di vita dei cittadini bolognesi. La Compagnia dei Celestini intende continuare a creare occasioni di riflessione e di partecipazione alla vita pubblica bolognese, che nascano da un confronto di esperienze e conoscenze, partendo dalla condivisione di alcuni principi che contraddistinguono la base fondativa della nostra idea di città. Per noi “città” vuol dire luogo della convivenza sociale e di massima espressione della vita civile e della vita politica; luogo in cui vengono garantiti i primari diritti di cittadinanza. Perché Bologna assuma tale idea di città, essa deve recuperare una cultura di interesse collettivo orientata a garantire che lo sviluppo della città non si trasformi in vantaggio per pochi a danno di molti. |
File allegati:
| Parte 1 | ( Dossier_1.pdf 389.41 KB ) |
| Parte 2 | ( Dossier_2.pdf 362.84 KB ) |
| Parte 3 | ( Dossier_3.pdf 1.58 MB ) |
| Parte 4 | ( Dossier_4.pdf 1.41 MB ) |
| Parte 5 | ( Dossier_5.pdf 1.08 MB ) |
| Parte 6 | ( Dossier_6.pdf 1.89 MB ) |
| Parte 7 | ( Dossier_7.pdf 319.88 KB ) |