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Ancora sull'Infobox

Data di pubblicazione: 06.06.2003 14:29
Argomentazioni di altri celestini sull'infobox e sulla lettera del Grande Bastardo.
Ancora sull’Infobox.
Leggo la lettera del Grande Bastardo e la risposta piccata della Gallingani
Il tema è piuttosto insidioso, avendo contenuti prettamente politici (soldi spesi bene? Necessità o capriccio? Occasione o propaganda elettorale?), ed altri prettamente architettonici che rischiano di confondersi con soddisfazione di nessuno (architetti meno che mai).
Credo che gioverebbe fare chiarezza su un atteggiamento “mentale” indispensabile per poterne continuare a parlare, e chiarire preliminarmente: un conto è l’iniziativa, e un altro le motivazioni con le quali la si contesta (eventualmente).
Non credo sia produttivo confondere i 2 milioni di euro necessari per costruirlo, con l’eventualità di costruire qualcosa di moderno nel centro storico.
Se sia giusto o meno spendere una cifra tale per un tal obbiettivo, è una valutazione per così dire “strettamente” politica.
Che per contrastare tale iniziativa si tiri in ballo la tutela dei centri storici mi sembra inspiegabile e fuorviante.
Per essere chiari, a me sembrano soldi buttati, e vorrei che il Comune li spendesse diversamente.
Ma con tutte le motivazioni (giuste o sbagliate), che si possono elencare per criticare l’iniziativa, la sua presunta “incompatibilità con il contesto ambientale” mi sembra la più cretina.
Non ho gli strumenti e la cultura per attaccare o difendere la cultura urbanistica della sinistra degli ultimi vent’anni e, francamente, in questo contesto non mi sembra c’entri molto.

Quello che mi ha colpito e ferito, però, (e parlo da architetto “militante”, nel senso che lavoro sul campo minato della pratica professionale), è stato scoprire che anche gran parte della sinistra (quanta?), si trova su posizioni culturali del tutto allineate con il rigido conservatorismo che da più di venti anni vieta (si, si: vieta! È inutile girarci tanto intorno: a Bologna il moderno in centro storico non si può fare.) qualunque serio confronto fra il moderno e lo storico.

Da sempre, a Bologna (ma in fondo tutta Italia è così), vale il “parere” degli uffici competenti, il “nulla osta”, il parere estetico, e tutto l’avvilente teatrino del mercanteggiamento formale che chi lavora nell’ambiente conosce bene: così si può fare, così non va bene.
In soldoni, checchè ne dicano le anime belle, lo stesso intervento (mq, mc e destinazioni), qualcuno lo può fare perché fa un progetto “che valorizza le preesistenze contestualizzando l’intervento”, mentre qualcun altro può presentarlo agli “uffici competenti” anche mille volte: se lo vedrà sempre bocciare in quanto in contrasto con qualcosa di indefinibile, incerto, opinabile, e comunque deciso dagli uffici di cui sopra.

A questo la sinistra, colpevolmente, non si è mai opposta, accodandosi a una concezione di conservazione del centro storico decisa ed applicata d’ufficio senza possibilità di dibattito.
Forse perché il famoso “parere” era un’arma comoda da usare, quando la si aveva in pugno: sconcerta invece ora, quando si pensa di poterne ancora disporre come prima, accorgendosi invece che l’hanno in mano gli avversari.
Non mi sembra un modo di pensare (e di agire) molto “di sinistra” (qualunque cosa intendiate).
Poi la sinistra (quella sinistra) avrà certamente tanti altri pregi: ma in questa occasione ha fatto una pessima figura, perso un’occasione per rilanciare uno dei dibattiti più censurati a Bologna da trent’anni, e (forse freudianamente?) mostrato la sua vera inclinazione culturale su cosa intende per “moderno”.

Per come la vedo io, il doppio risultato negativo della maldestra trovata di Vitali e Grignaffini è stato quello di farsi cucire la bocca dalla Soprintendenza, (che come sempre, quando si tratta di interventi “giusti”, glissa), e quello di apparire paladini della conservazione cieca sorda e muta (e finta) della città, incapaci di concepire uno spazio urbano che non sia una quinta imbellettata per banche e boutique, invocando il papà (la Soprintendenza), per sgridare qualcuno non avendo la forza (o l’autorità) di farlo autonomamente
Leggere tutta quella polemica stizzita per un marciapiede spostato di un metro è stato veramente disperante!

A questo va aggiunto l’incredibile silenzio degli architetti, che non hanno speso sul tema nemmeno una parola (a livello ufficiale intendo).
Forse la pensano tutti come gli “uffici competenti”, sono ferventi conservatori ad oltranza e ritengono il moderno “incompatibile” con lo storicizzato.
O forse, più probabilmente, hanno capito che è meglio non scontentare gli “uffici competenti” che possono decidere la tua fortuna o la tua fine professionale e, seduti nella routine, aspettano che passi la buriana.




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