A proposito del Piano Urbanistico di Bologna.
Data di pubblicazione:
14.07.2003 12:25
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| Un articolo di Mariangiola Gallingani, pubblicato da "il Domani" del 13 luglio. |
“Mai più Borgo Masini”: ne siamo sicuri?
Il caso Via Larga e l’onda lunga dell’urbanistica bolognese
La questione del piano particolareggiato di via Larga, e, soprattutto, l’incombere dell’insediamento, previsto per il 16 luglio, della Conferenza di Pianificazione del Comune di Bologna, che secondo la nuova legge urbanistica regionale dovrà cominciare a discutere il nuovo piano regolatore, chiamato ora piano strutturale, chiedono riflessione. Teoricamente, un nuovo piano regolatore si fa quando quello che c’è non è più adeguato in termini di qualità o sotto il profilo della “quantità” delle previsioni di sviluppo: in altre parole, quando il vecchio piano è “esaurito”. Certamente il PRG di Bologna è datato – adottato nell’85, approvato nell’89 -, ma per niente esaurito. Se è facile entusiasmarsi per lo slogan “mai più Borgo Masini”, sarà molto meno facile impedire che il restante 45 % circa di quel vecchio piano che ancora aspetta l’attuazione si traduca in pietre, grattacieli, sale cinematografiche e centri commerciali nei prossimi mesi e anni. Sì, perché, sul piano giuridico sono scelte approvate e non reversibili (salvo avviare trattative con i proprietari delle aree, e senz’altro individuare per loro qualche forma d’indennizzo). E’ vero che fra le aree di futuro sviluppo del vecchio piano ne esistono molte di proprietà pubblica (Lazzaretto e ex Mercato Ortofrutticolo, per es.), ma anche questi progetti (e l’appalto sull’area ex Mercato per il nuovo Comune) non danno adito a previsioni consolanti. Insomma, per diversi anni la città è destinata a crescere “per inerzia”, e altri e (se volete) diversi “Borghi Masini” sono destinati a sorgere attorno a noi, con i conseguenti effetti di lievitazione ed ulteriore abbandono della città (altro che “ripopolamento” di Bologna!). Ciò che oggi la città paga con questi interventi, che dopo decenni di attesa più o meno speculativa vengono a maturazione, ciò che la città pagherà nell’immediato futuro in termini di ulteriore carico urbanistico, di traffico, carenza di servizi, inquinamento, ha la sua radice nello stravolgimento che quel vecchio piano, ancora operante, si trovò a subire nella fase di gestione politica tra l’adozione e l’approvazione; fu allora che il partito di maggioranza relativa – il PCI – per garantirsi la permanenza in giunta dell’alleato socialita – il PSI di Bettino Craxi, ai tempi “rampante” – pagò, cedendo al ricatto di una crisi di giunta, in termini di gonfiamento ipertrofico delle previsioni costruttive, di cosiddetti “premi” (quote edificabili aggiuntive), producendo la situazione che oggi si sta inesorabilmente traducendo in pietre e metri cubi. Niente di scandaloso: il PSI presentò regolare osservazione al piano adottato, e l’osservazione fu regolarmente accolta dalla giunta; ma il fatto che le scelte fossero trasparenti non fa in modo che non fossero scelte sbagliate. Sbagliate allora – in quanto mancava e non si sapeva affatto se mai si sarebbe realizzata – la “spina dorsale” dell’intero piano, le due linee di metropolitana (una est-ovest, una a ridosso della seconda circonvallazione costituita dall’asse dell’89), infrastruttura che sola avrebbe potuto giustificare quelle previsioni in quelle quantità; a quell’infrastruttura si sarebbe dovuta allora subordinare, almeno in parte, l’attuazione del PRG. Ma i termini del ricatto politico non lo hanno concesso. E scelte sbagliate oggi, rispetto a una città cambiata, in cui i livelli di congestione e d’inquinamento sono oltre i limiti di rischio per la salute umana, e i prezzi delle case sono al di là delle possibilità di assorbimento del mercato. La città di oggi – ma anche quella di domani – sta dunque ancora pagando un debito contratto nello scenario politico morto e sepolto della Prima Repubblica, e con un partito – il PSI di Craxi – che di lì a poco sarebbe letteralmente scomparso, nelle condizioni di cui tutti sappiamo.Tale è l’inerzia del mattone. Ma è giusto che i bolognesi di oggi (in gran parte, fra l’altro, anagraficamente e fisicamente diversi da quelli di allora) continuino a pagare un debito contratto con soggetti che hanno ora la consistenza di fantasmi ?
E’ ricorrente l’apprezzamento per l’”autocritica” di Walter Vitali su alcune scelte urbanistiche compiute nel corso dei suoi mandati; ma qui si tratta di responsabilità che vanno ben al di là, nel tempo, delle ultime amministrazioni di sinistra – e colpisce il fatto che Vitali sia stato l’unico a pronunciarsi, mentre tante altre bocche restano cautamente cucite – o hanno deciso di cambiare discorso, come se quel passato fosse un incidente archiviabile e di facile rimozione. Borgo Masini, nella sua iattante e vagamente carceraria consistenza, è oggetto, ne converrete, difficilmente “rimovibile”; allo stesso modo lo saranno gli immobili di via Larga e quelli che saranno realizzati altrove.
Infine, la nuova giunta e il nuovo piano: paradossalmente, per ciò che se ne sa, la proposta di Documento preliminare per la discussione nella Conferenza che si aprirà il 16 luglio, parla addirittura di aumentare le previsioni insediative – per il ripopolamento, ovviamente, e con un occhio di riguardo proprio a quelle categorie a basso/medio reddito che faticano e rinunciano oggi a trovare un alloggio in città. Alla Conferenza parteciperanno enti, istituzioni, categorie economiche, sindacati: a questi soggetti credo si debba rivolgere un appello urgente e accorato perché facciano valere se non altro la voce della logica e del buon senso, poiché, assieme alla Prima Repubblica, è finita anche l’epoca in cui, dal punto di vista del governo, “chi non costruisce non esiste”. Un suggerimento al candidato sindaco del centrosinistra: prima di prendere qualsiasi decisione sul futuro urbanistico di Bologna, bisogna un attimo fermarsi (e fermare, se possibile, anche le operazioni in corso), fermarsi e guardarsi attorno; guardare al passato e cercare d’immaginare quale potrebbe essere il futuro. Prima che la città sia definitivamente uccisa, dai fantasmi malevoli del passato e del presente.
Mariangiola Gallingani
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