Il settimanale carta, sempre attento a ciò che accade "dal basso", nel mondo e nelle città italiane, sta dedicando parecchio spazio anche ai fatti "urbanistici". E' forse il segno dei tempi: l'urbanistica comincia a tornare tra la gente perchè è da qui che ricomincia la "riscossa" per la vivibilità delle città e dei territori.
Sul numero 25 del settimanle, Marco Trotta dedica un articolo al dossier sulla mobilità della Compagnia dei Celestini. Grazie a Marco e grazie alla redazione di Carta, per il prezioso lavoro che svolge.
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"Il ferro fa bene ai bambini" è l'ultima fatica della Compagnia dei Celestini. L'associazione bolognese, che prende il nome da un romanzo di Stefano Benni, è nata nel maggio 2001 dall'incontro tra cittadini e urbanisti "per pensare e costruire una città migliore". Da allora dossier e iniziative pubbliche ne hanno caratterizzato l'attività cittadina, con all'attivo già due seminari dove sono state invitate diverse realtà sociali e politiche interessate a costruire un'altra idea di città. L'ultimo seminario a Montesole, a Novembre, sul tema della mobilità aveva un titolo significativo: "Fermi tutti". Il dossier "Il ferro fa bene ai bambini" ne raccoglie il dibattito per diventare un "documento aperto" in discussione, e fornire alla cittadinanza strumenti valutativi utili a farsi una propria opinione. Ed in effetti il problema è diventato molto concreto in città. A metà degli anni '80 un referendum vinto con più del 70% aveva chiesto una città con un centro interamente pedonalizzato. Un'idea che non è mai piaciuta né all'associazione dei commercianti, né ai poteri forti della città. Le amministrazioni di sinistra non furono in grado di portare avanti quell'indicazione (l'idea di Sirio, vigile urbano elettronico che avrebbe controllato le targhe di ogni macchina in ingresso dalle porte della città non divenne mai operativo), fino a quando non arrivò Giorgio Guazzaloca, ex presidente di quell'associazione e nuova scommessa degli interessi che contano, a firmare la completa deregulation urbana. E i dati portati lo confermano: ogni cittadino passa in media 175 ore all'anno nel traffico, almeno 268 morti ogni anno sono direttamente riconducibili alle polveri fini e all'ozono mentre nella sola provincia di Bologna, nel 2000, ci sono stati 5183 incidenti con 137 morti e 7300 feriti. I Celestini denunciano "negli ultimi 20 anni si sono spacciate per "riqualificazione urbana" la costruzione di migliaia di case favorendo gli interessi privati dei costruttori, mentre ben poco si è fatto di studi e analisi sui vari progetti di mobilità ipotizzati". Solo di recente ben cinque hanno interessato il dibattito pubblico: il passante autostradale Nord, il Servizio Ferroviario Metropolitano, la Metropolitana Automatica, il Tram su Gomma e il Tram Metrò. Di questi si occupa il dossier dei Celestini usando un linguaggio accessibile, con schede descrittive e valutative su 4 criteri "contesto territoriale, efficacia, efficienza, ambiente" per analizzare pro e contro. Spiega Francesco Evangelisti: "Noi crediamo che una città migliore sia anche quella che sappia coniugare diritto alla mobilità, all'accessibilità e a vivere in un ambiente salubre. Ma per fare questo serve un progetto complessivo, una cultura diversa di progettazione e realizzazione, di opere pubbliche e politiche, che chiuda con l'idea che un intervento infrastrutturale risolva magicamente il problema". E il titolo del dossier è una richiesta esplicita, in questo senso, di maggiori investimenti per il trasporto pubblico. "Ma devono essere davvero risolutivi - aggiunge Carlo Santacroce - non come gli attuali progetti di Tram e Metrò che rischiano di essere dannosi. Il primo perché si colloca su una direttrice ad alta domanda di mobilità, ma senza avere una sede propria e carrozze adeguate. Il secondo, viceversa, avrà costi proibitivi, per congiungere un'asse con poche richieste, dove non è il caso di favorire altri insediamenti abitativi". Infatti "integrazione delle politiche di mobilità" significa anche, per le amministrazioni comunali, provinciale e regionale, favorire gli insediamenti dove si riesca a stabilire una rete efficiente di trasporto come è avvenuto con il Servizio Ferroviario Metropolitano ("sul quale, però, c'è un insufficiente impegno finanziario") per fare in modo che la macchina non sia l'unica soluzione possibile in un contesto dove promuovere trasporto pubblico e piste ciclabili. "Quello che chiediamo, in fondo, è anche educare a un concetto diverso di mobilità" e gli interlocutori sono chiari: la classe politica che si candiderà a governare Bologna nei prossimi anni e si troverà di fronte a scelte importanti e progetti già avviati. Sperando che da "sinistra", questa volta, vengano attenzioni migliori. |